
Gli aspetti politici e sociali della questione Malpensa
Anno VI articolo n.3565
Come ti distruggo l'ambiente in nome del libero mercato
Varese, 25 maggio 2010. - Malpensa è un bellissimo aeroporto, moderno e funzionale, peccato sia stato costruito nel posto sbagliato.
Siamo nel pieno del Parco Naturale della Valle del Ticino, in una zona a cavallo tra Piemonte e Lombardia, ricca di laghi, canali, boschi e tanto verde spontaneo.

Per la sua funzione regolatrice del delicato equilibrio ecologico della Valle Padana e per il suo enorme patrimonio ambientale e paesaggistico, il Parco del Ticino è stato classificato dall’UNESCO “riserva naturale della biosfera”.
Al seguito di Malpensa, in questa oasi verde, si sono concentrate le attenzioni degli speculatori di ogni sorta e nazionalità che stanno facendo tabula rasa di ciò che resta del Parco del Ticino e della nostra Brughiera grazie ad una legge regionale - voluta dalla destra, condivisa dalla sinistra e apprezzata dalla Lega – che ha permesso ad alcuni imprenditori locale e a varie multinazionali di aggirare i vincoli ambientali per costruirvi di tutto: capannoni industriali, grandi alberghi, mega parcheggi e gli immancabili centri commerciali, grazie anche al placet delle amministrazioni locali (più alberghi, più soldi nelle case comunali).
Il colpo di grazia verrà poi dalla costruzione della terza pista che ricoprirà con una striscia di asfalto e cemento l’Area del Gaggio, 330 ettari di brughiera e di verde incontaminato amorevolmente curato da volontari e ricco di testimonianze storiche del periodo bellico. Terza pista che porterà più aerei sulle nostre teste, maggiore inquinamento e il trasferimento coatto di una intera frazione, quella di Tornavento con le sue 600 famiglie, che sarà colpita in pieno degli aerei in transito.
Prima di continuare una precisazione: la nostra opposizione a Malpensa non è di natura preconcetta: non siamo contro gli aeroplani e non auspichiamo un ritorno al calesse o alla società bucolica (anche se le civiltà contadine erano molto più sagge di quelle attuali). Siamo semplicemente contro le devastazioni ambientali perpetrate in nome di un presunto progresso e non accettiamo il principio del cosiddetto “prezzo da pagare per…”.
Il progresso o rispetta la natura, la qualità della vita e la dignità del lavoro o è, come in questo caso, solo speculazione più o meno mascherata.
Il problema non sono le infrastrutture, strade, ferrovie e aeroporti, che se necessarie vanno fatte, il problema è come sono realizzate e quali sono le vere finalità (spesso inconfessabile e le recenti inchieste sulle Grandi Opere non possono che dare corpo ai nostri sospetti).
I sostenitori e, soprattutto, i beneficiari della grande Malpensa affermano che il nuovo aeroporto è indispensabile per la ripresa economica del nostro Paese, per rilanciare l’occupazione e che la terza pista farà diminuirà inquinamento e disagi: niente di più falso.
Partiamo dal lavoro: è vero, Malpensa porta lavoro, ma quale lavoro e a quali condizioni i sostenitori di Malpensa si guardano bene dal dirlo.
A parte le funzioni impiegatizie riservate agli italiani, il grosso della mano d’opera proviene dal settore dei servizi e dal cosiddetto indotto e vede l’utilizzo quasi esclusivo di extracomunitari. Non perché i lombardi siano diventati un popolo di lazzaroni e di scansafatiche, ma perché le (pseudo) cooperative, a cui sono appaltate le attività di supporto a Malpensa, per mantenere bassi i prezzi e alti i guadagni, trovano più conveniente usare gli immigrati invece dei nostri operai disoccupati. Immigrati che, stando peggio di noi, sono disposti ad accettare condizioni di lavoro e di retribuzione al limite, spesso superato, dello sfruttamento. Condizioni indegne di un Paese civile che tutti vedono, ma fingono ignorare. A partire dai nostri politici.
Nella nostra provincia, tra aziende che chiudono e altre che si trasferiscono altrove la disoccupazione ha raggiunto livelli record, famiglie in crisi e giovani senza speranza, eppure vi sono oltre 52 mila extracomunitari stabilmente occupati a cui si aggiungono le migliaia di immigrati in nero, soprattutto nell’edilizia. Il rischio, per colpa degli imprenditori senza scrupoli e dei politici compiacenti (qui la Lega governa e l’opposizione balbetta), è un guerra tra poveri che vede disoccupati italiani contro immigrati sfruttati.
Malpensa volano per l’economia? Altra bufala!
Trent’anni fa il nuovo aeroporto è stato pensato come strumento di supporto alle nostre esportazioni ma ora, tra la delocalizzazione delle aziende che chiudono in Italia per riaprirle all’estero – fenomeno che si allarga a macchia d’olio sotto lo sguardo indifferente dei nostri Governi di destra e di sinistra che, anzi, si compiacciono perché il principio del libero mercato e della globalizzazione viene prima di tutto, anche dell’interesse nazionale - e l’affacciarsi dei nuovi Paesi produttori che si apprestano ad invadere i nostri mercati con i loro articoli a basso costo, la situazione si è letteralmente ribaltata.
Malpensa sarà utilizzata non tanto per esportare le nostre merci, quanto per agevolare le importazioni. infatti il vero business di Malpensa non è il traffico passeggeri, come molti credono, bensì il trasporto merci (Cargo City).
Con buona pace di chi – leghisti in testa, grandi sostenitori di Malpensa – sbraita ad ogni piè sospinto contro l’invasione dei prodotti cinesi.
Malpensa porta benessere. E’ vero, ma a chi…ai residenti e a tutti coloro che ne subiscono i disagi? No, i benefici finiscono nei bilanci della SEA, la società di gestione aeroportuale i cui maggiori azionisti sono il Comune di Milano e la Provincia di Varese, di alcune multinazionali come l’olandese Avioport e la catena Jolly Hotel e ai quei quattro imprenditori locali in odore di mafia (qui la Magistratura è di casa) che hanno fatto man bassa di terreni una volta vincolati e protetti. A noi cosa rimane? A noi rimane l’inquinamento ed il rumore degli aerei, il cemento al posto del verde, un aumento impressionate della delinquenza e l’illusione che Malpensa un giorno ci farà…tutti ricchi.
Pertanto opporsi alle devastazioni di Malpensa significa non solo tutelare noi stessi e il nostro ambiente, ma anche esprimere un NO secco e deciso a chi - in nome del capitalismo di cui Malpensa è figlia - intende sacrificarci sull’altare del libero mercato.
Gianfredo Ruggiero
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Sistema bancario: "Egemonia ingiustificata e poteri forti"
Anno VI articolo n.3502
Le considerazioni di Damiano Milone segretario del Partito Pensionati dell'Emilia Romagna
Reggio Emilia, 22 aprile 2010. - Pubblichiamo alcune interessanti considerazioni di Damiano Milone degreterio regionale del Partito Pensionati dell'Emilia Romagna sul sistema bancario italiano.

È da poco stata soppressa la Commissione di Massimo Scoperto - c.m.s. (tra l'altro illegittima perché come è noto ricadiamo nella fattispecie dell'anatocismo e quindi del divieto del computo dell'interesse sull'interesse – art. 1283 c.c.; T.U.I.R. Bancario; L. 385 01/09/93 e successive modifiche come l. 108 07/03/96) e subito il Sistema Bancario, legittimato dal suo “potere forte” e dai poteri forti, ha pensato bene di sostituirla con un’altra commissione (c.d. Commissione di Mancanza Fondi – c.m.f) che potesse sopperire ai mancati introiti della c.m.s..
Nessuno si è sentito di pronunciarsi contro la c.m.s. – dichiara Damiano Milone Segretario Regionale dell’Emilia Romagna del Partito Pensionati – perché in fin dei conti non era mai parsa una commissione illegale da applicare, ma piuttosto fatta rientrare in una casistica borderline, cosicché nessuno potesse realmente avanzare denunce concrete contro la sua stessa legittimazione e, dunque, non c’è mai stata la reale volontà di contrastare a fondo il potere della “Banca-Padrona” in questo campo.
Perché era vergognosa la c.m.s.? Perché persone fisiche e aziende, oltre a pagare gli interessi sull’utilizzo dell’apertura di credito bancario (volgarmente detto “fido bancario”), erano tenute a sostenere una commissione aggiuntiva che veniva calcolata sulla punta massima di sconfinamento raggiunta in un determinato periodo di tempo. In altre parole, sul picco massimo di saldo negativo di conto corrente, le Banche applicavano uno spread (che variava da cliente a cliente e poteva andare dallo 0,5 fino addirittura al 2,5%) di commissione aggiuntiva che veniva addebitato oltre ai normali interessi di fido (l’interesse sull’interesse).
Appena dichiarata illegittima la c.m.s. – continua Milone – le Banche (senza alcun interferimento da parte del Governo) si sono subito mosse per riparare al mancato introito rivedendo in aumento l’entità di quasi tutte le commissioni (dalle spese per i bonifici Italia a quelli per i transfer esteri, dalle commissioni di canone pagobancomat a quelle della carta di credito, dalle spese di tenuta conto corrente alle spese di recupero postale e via dicendo).
Ma non solo! – rimarca Milone. Vista la crisi imperante e la difficoltà di mantenere immutati gli utili con questi semplici correttivi in termini di spesa, le Banche hanno pensato bene di introdurre una nuova “voce di guadagno” a sostituzione della Commissione di Massimo Scoperto: la Commissione di Mancanza Fondi – c.m.f..
In cosa consiste? È rivolta a tutti i clienti (persone fisiche e aziende), anche non regolarmente affidate (quindi senza un fido di conto), che superino di una data cifra (che varia da banca a banca) il limite di saldo negativo di conto. Supponendo che questo limite sia fissato a 100 euro, se il conto corrente in questione si trova con un saldo negativo che supera le 100 euro, verranno applicate determinate commissioni (anche queste determinate autonomamente dalle singole banche) per ogni giorno che passa. Quindi si intuisce che le cifre addebitate sono di entità ben superiore rispetto agli importi determinati con l’applicazione della c.m.s. che, se quantificato in termini percentuali, supera di gran lunga il limite fissato per legge del tasso usuraio.

Ci sono persone – evidenzia il leader Regionale del Partito Pensionati – che si sono viste dover pagare delle 300-400 euro di commissioni, perché magari sconfinate per tutta la durata del trimestre oltre la soglia massima prevista.
Inoltre – spiega Milone del P.P. – da quest’anno, le Banche hanno deciso unanime l’introduzione di una commissione sul fido bancario concesso (la c.d. Commissione di Utilizzo Fondi – c.u.f.). Mentre prima la Banca chiedeva il pagamento di una cifra una tantum indipendentemente dall’importo del fido (spesso e volentieri le Banche non facevano pagare spese di tenuta fido o, comunque, reclamavano commissioni molto contenute perché già ottenevano lauti introiti col solo utilizzo dello stesso), ora le spese sono state parametrate in percentuale all’ammontare concesso e, quindi, aumentano all’aumentare dell’importo del fido. È giusto questo? A noi pare di no! Pagare un servizio senza che esso venga utilizzato non è molto equo e, certamente, non è etico. Ma nonostante questo, le Banche hanno pure avuto il coraggio di battezzare, contraddittoriamente, questa voce di spesa col nome di Commissione di Utilizzo Fondi – c.u.f..
E che dire delle spese telefoniche? Queste, spesso, – afferma il coordinatore Regionale del P.P. – vengono addebitate “a piacere” dalle banche e giustificate con comunicazioni fatte al cliente dove si dice che a partire da una certa data la Banca ha facoltà di rivalersi sul cliente per determinate spese tra cui compaiono anche le spese telefoniche.
Vogliamo proseguire in questo “bagno di sangue”? Andiamo avanti......
Dal 1° gennaio 2010 le Banche, di intesa con l’ABI, hanno deciso di “aiutare” i lavoratori in difficoltà (che hanno perso il lavoro o che sono in cassa integrazione) nel pagamento di rate sui mutui prima casa. In particolare, questi soggetti con debole solvibilità potranno chiedere alla propria Banca di rimandare il pagamento delle rate del mutuo all’anno successivo. La generosità degli Istituti Bancari è però da interpretare e molto aleatoria.
Le Banche si fanno belle e si rendono disponibili con coloro che sono in difficoltà solo ed esclusivamente per un ritorno di immagine – dice il responsabile Regionale del Partito Pensionati. Ma attenzione! Loro non ci rimettono mai: non regalano mai niente e non fanno mai nulla in cambio di un vantaggio economico reale! Allora perché le Banche cercano di venire incontro ai lavoratori in difficoltà? Essenzialmente per due motivi.
1)I tassi stanno calando, quindi la parte di interesse che matura sulla quota capitale è praticamente ai minimi storici e incide negativamente sugli utili della Banca;
2)Nel 2011 è prevista la fine della crisi e con la ripresa economica i tassi torneranno a salire per contenere l’inflazione.
Quindi, si deduce facilmente – illustra Milone – che in questo modo le Banche hanno un doppio vantaggio: da un lato, vestono i panni di un’”Opera Pia” che corre in soccorso ai “sofferenti” e, dall’altro, otterranno maggiori guadagni, tra un anno, quando andranno ad incassare le rate messe in sospeso durante il 2010 con interessi sicuramente superiori a quelli che avrebbero incassato quest’anno.
Insomma – dice stizzito il Segretario Regionale del P.P. – dove non c’è una legge chiara e precisa che regolamenti un campo e/o settore, la Banca pare legittimata ad operare ed imporre a sua discrezione che, casualmente, è sempre a salvaguardia dei suoi enormi guadagni.

Basti pensare che in Italia nell’arco di 10 anni i costi bancari sono aumentati del 90%: siamo primi in Europa in questo settore. È una vergogna che il Governo non intervenga contro questa egemonia. Forse si temono ritorsioni?
Il luogo comune in cui si dice che le banche siano “ladre legalizzate” non mi pare essere poi così retorico e, anzi, è una conferma. Basta dare un’occhiata ai loro bilanci per capire che fanno un importo sconsiderato di utili al netto delle imposte.
Sono fermamente convinto che dove ci sono lauti guadagni o guadagni troppo facili o persone/società troppo ricche si nascondano dei furti immani. Se si opera davvero secondo etica, correttezza, trasparenza e solidarietà non si possono realizzare le cifre che registrano gli Istituti Bancari. Eppure la maggior parte delle Banche si annunciano “etiche”. Probabilmente – dice Milone – ne ignorano il vero significato etimologico.
Ma nell'era del capitalismo sfrenato se non te ne approfitti del prossimo (in particolare inerme e inattaccabile), rimani indietro e vieni travolto dai migliori del mercato che crescono e ti annientano.
Noi come Partito Pensionati – ribadisce Damiano Milone – abbiamo l’obbligo di difendere le categorie più oppresse (appunto i pensionati) che, causa anche la loro età, sono i soggetti più vulnerabili e, spesso, sono presi di mira dalle Banche. Dobbiamo con tutti gli sforzi cercare di convincere il Parlamento a emanare una legge che consenta a chi percepisce una pensione bassa (meno di 500-600 euro al mese) di non pagare spese bancarie e nemmeno i bolli statali che ad oggi ammontano a ben 8,55 euro il trimestre.
Inoltre, dobbiamo salvaguardare la categoria dei giovani e di coloro che si approcciano per la prima volta al mondo del lavoro. Anche per loro è indispensabile che il Parlamento intervenga legiferando un “campo minato”.
Bisogna dare loro la possibilità di accedere ai finanziamenti per mutui casa a tassi agevolati e controllati (se si innalza il tasso di interesse come è successo mesi fa, bisogna intervenire affinché questa crescita non colpisca le giovani coppie e le famiglie). Ma questo deve accadere in modo concreto e reale non soltanto a parole come avviene. Questo va a discapito della nostra società. Se vogliamo far sì che gli Italiani continuino a formare famiglie e a fare figli, allora anche il Sistema Banca deve intervenire a tal proposito e rinunciare alla spinta egoistica che le porta solo a mettere innanzi a tutti il “dio denaro”. Non si può infierire su chi non ha i soldi o su chi non ha le possibilità per creare ricchezza “infliggendo” loro commissioni e/o spese del tutto fuori misura.
Le Banche – conclude Milone – non devono approfittarsene delle categorie deboli concedendo loro troppo in modo che poi siano costrette a pagare maggiori spese e/o commissioni, piuttosto il ruolo delle Banche deve essere quello di educare ed indirizzare questi meno abbienti ad una gestione più parsimoniosa e calibrata delle loro disponibilità economiche, finanziarie e patrimoniali.
È ora di dare un taglio al continuo infierire delle Banche sulle categorie deboli e inermi. Siamo stufi di continuare a vedere i ricchi diventare sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri: basta all’accentuazione del dualismo e del divario tra le classi socio-economiche! E basta alle finte Banche etiche!
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